Capitolo 1: La Genesi

In attesa di te.Questa storia comincia, come sempre più spesso accade, con un incontro online. La “piazza” virtuale scelta è quella di Instagram. Si capiscono un mucchio di cose di una persona attraverso le sue fotografie. Ne intuisci gusti e desideri, ne vedi la sensibilità e la personale visione della vita (i colori freddi e cinici del filtro Brannan oppure quelli caldi e solari di Rise?). Ci siamo seguiti così per caso, in un pomeriggio d’inverno. Non mi ricordo più chi per primo abbia seguito l’altro. Avevamo in comune la stessa città e gli stessi tag, per cui era facile imbattersi l’uno nell’altro.

Ho cominciato a scavare nelle sue fotografie. Mi piaceva vedere la città attraverso i suoi occhi. Mi piacevano quei dettagli che solo uno sguardo curioso e appassionato poteva notare. Faceva un mucchio di cose: andava a ciaspolare sulla neve, a fare trekking in collina, faceva volare un drone telecomandato in campagna, e curava orgoglioso il suo giardino. Al di là di qualsiasi pensiero di possibile tresca, mi sembrava una persona interessante. Tutto qui. E la mia vita piatta, fatta solo di lavorolavorolavoro e qualche birra il sabato sera, avrebbe avuto proprio bisogno di un tipo così.

Prima di decidermi a scrivergli sono passati diversi mesi, innumerevoli like e qualche selfie. Sul suo profilo Instagram era linkato il suo sito personale. L’ho studiato in lungo e in largo e così ho fatto con la sua pagina Facebook (con quel poco di notizie pubbliche a cui avevo accesso). La prima cosa fondamentale era capire se fosse single oppure no. In tutte quegli scatti era sempre da solo, non c’era mai alcuna donna con lui. Così mi sono fatta coraggio e gli ho inviato un messaggio privato su Facebook. “Devi cominciare a fare qualcosa per conoscere nuove persone, la tua vita così non va bene”, mi sono detta prima di cliccare su Invia.

E’ passata una settimana senza una risposta. Non ci pensavo nemmeno più quando lui ha lasciato un commento spiritoso su una mia foto e io ne approfittato per ricordargli di guardarsi le spalle, camminando in giro per la città, perchè studiavo la mia vendetta per un messaggio a cui non ho avuto risposta. E così ecco che si scopre che il messaggio su Facebook era finito in “Altri” e non lo aveva mai letto. Mi risponderà subito dopo e ne seguirà uno scambio di indirizzo email. Così per scriverci un po’, come si faceva con gli amici di penna nei primi anni ’90.

Le prime email erano tutte sul “Che fai nella vita? Ah, anche tu frequenti quel posto e passi di lì la mattina? Chissà quante volte ci siamo incrociati allora!”. Una lunga serie di racconti divertenti sulla pochezza della vita quotidiana. Prima pensavo che per conoscersi si dovesse parlare di massimi sistemi, con lui cominciavo a capire che per restare affascinati bastava entrare nei gesti quotidiani dell’altro. E’ lì che si trova l’essenza.

 

[To be continued]

Welcome

E allora eccoci qui, con la mia Posta del Cuore fai da te. Mi pongo questioni affascinanti e cerco da sola di darmi le risposte. Non sapendo dove cercarle, mi rifugio nel banale “trovale dentro di te”. Magari la scrittura mi aiuta, tracciandomi la rotta.

Quello che mi è accaduto in questo ultimo anno lo provo a tirar fuori qui. Perchè il mio personalissimo corso di educazione sentimentale, giunto ormai al suo 28esimo anno scolastico, mi ha posto di fronte ad uno stadio superiore e ancora più difficile: essere la “seconda” donna. Quella che arriva dopo un matrimonio di 17 anni. Quella che arriva dopo una stronza narcisista che ha distrutto sogni e speranze di un uomo per bene. E allora come si fa? Davvero non esiste un manuale che ti spieghi come trovare un anfratto in un cuore disintegrato senza frantumare anche il tuo?

Io ci provo, ragazzi. Ogni giorno. E non è affatto facile.

Magari la mia storia può servire anche a voi, seconde donne e secondi uomini di questo universo. Che la forza sia con noi.